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III CONGRESSO DEL MOVIMENTO CRISTIANO LAVORATORI (M.C.L.) BELGIO
BRUXELLES – 21 NOVEMBRE 2009

MOZIONE CONGRESSUALE

Il III° Congresso del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) Belgio, riunito a Bruxelles il 21 novembre 2009 per dibattere il tema “Primato del lavoro, partecipazione, responsabilità”, sentita la relazione del Presidente regionale Epifanio Guarneri, sulla base del dibattito congressuale e delle conclusioni del Presidente del Congresso Roberto Milaneschi, approva la seguente mozione.
  1. Il Congresso individua nel documento “Contributo per il dibattito congressuale” predisposto in vista dell’XI Congresso nazionale, una valida base ideale e pratica per l’orientamento e lo sviluppo del Movimento nei prossimi quattro anni. In particolare il Congresso concorda nel ritenere la Dottrina Sociale della Chiesa il naturale fondamento dell’impegno politico e sociale del Movimento nella prospettiva della costruzione di una società a misura dell’uomo. In tal senso, partendo dai valori che ispirano la vita democratica, quali la dignità di ogni persona umana, il rispetto dei diritti dell’uomo, l’assunzione del bene comune come fine e criterio regolativo della vita politica, il Congresso impegna l’Organizzazione a conquistare uno spazio in cui affermare la specifica soggettività politica e culturale del M.C.L. quale espressione del mondo del lavoro, anche perché ormai sono sempre più evidenti l’affermazione di una nuova cultura della partecipazione e della responsabilità, nonché l’importanza dei “corpi intermedi” nei processi in atto nella politica, nell’economia e nella costruzione europea.
    Questo impegno va naturalmente assunto anche dal M.C.L. all’estero dove sono in teoria aperti spazi di partecipazione politica, quali il voto comunale ed europeo e il voto politico per l’Italia, spazi che da una parte vanno perfezionati al fine di assicurare la più larga partecipazione possibile e che, d’altra parte, implicano una pedagogia della partecipazione e della responsabilità che l’M.C.L. Belgio deve svolgere con convinzione e continuità.
  2. Per il Congresso resta valida l’intuizione del 1° Congresso del M.C.L. Belgio secondo la quale le comunità italiane all’estero devono tendere a configurarsi in “comunità culturali” ossia in comunità che condividono valori e cultura comuni e sono animate da uno stesso sentimento collettivo per quanto riguarda il loro destino”, e questo al fine di evitare l’assimilazione e la perdita d’identità e di fare si che l’acculturazione abbia una valenza comunitaria in quanto prodotta dal sentimento collettivo di essere parte di un tutto omogeneo e di avere un destino comune.
  3. Per il Congresso rimane pertanto di attualità la necessità di un progetto politico coerente per gli Italiani all’estero i cui gli elementi portanti restano la lingua e la cultura, la piena partecipazione politica e l’attenzione alle nuove generazioni. Il Congresso deve purtroppo constatare che la politica del Governo verso gli Italiani all’estero è dettata unicamente da preoccupazioni finanziarie che intaccano in profondità i campi della scuola, dell’assistenza, della partecipazione politica (Comites e CGIE) e del funzionamento della rete consolare.
    Il Congresso esprime a questo riguardo la sua assoluta contrarietà alla chiusura scriteriata di numerosi consolati in Belgio e in Europa e al taglio indiscriminato dei contributi per l’assistenza e i corsi di lingua e cultura italiana. Addirittura c’è chi mette in discussione persino i patronati perché “costano troppo”, mentre si enfatizza la realizzazione del “consolato virtuale”.
    A questi benpensanti si chiede: chi farà da tramite fra la gente comune (in particolare i più anziani), incapace di servirsi dei mezzi informatici, e il “consolato virtuale”, se non i patronati che essi stessi chiedono di abolire perché costosi?
    Ma se tutto quello che riguarda gli Italiani all’estero costa troppo, allora perché non si accelera l’introduzione della doppia cittadinanza, come richiesto da tempo da più parti?
    Il fatto di acquisire la cittadinanza del Paese di residenza senza perdere la cittadinanza italiana ridurrebbe di molto il bisogno di rivolgersi alle istituzioni italiane per varie incombenze amministrative.
    D’altra parte, sul piano giuridico, culturale e affettivo ogni cittadino di origine italiana continuerebbe a mantenere il proprio legame giuridico con l’Italia e a sentirsi legato ad essa in virtù della cultura, delle tradizioni e dei valori costitutivi della sua identità italiana di origine.
  4. Il Congresso impegna i nuovi organi regionali a perseguire una politica di presenza attiva nei vari organismi di rappresentanza italiani e belgi d’interesse per la nostra comunità.
    A tale riguardo, M.C.L. Belgio, forte dell’ampia affermazione conseguita nella scorsa elezione del Comites di Bruxelles-Brabante-Fiandre, denuncia l’insipienza e l’inerzia della maggioranza “ex-ulivista” che con ogni evidenza, si è rivelata incapace di assicurare un funzionamento quantomeno decoroso del Comites e di organizzare la benché minima attività.
    Per il Congresso è inaccettabile che la funzione del Comites, una volta realizzata l’elezione dei membri del CGIE (elezione che sembra essere l’unico scopo dei dirigenti ex-ulivisti a presentare la loro candidatura), si riduca a due-tre riunioni annuali per procedere all’approvazione del bilancio preventivo e consuntivo e del solito documento di critica verso il Governo in occasione di elezioni o di referendum.
    Se a tanto si riduce la funzione e l’attività del Comites, tanto vale devolvere il suo contributo ministeriale di funzionamento ad altri scopi più utili per la comunità, come l’assistenza e i corsi di lingua e cultura italiana, piuttosto che al pagamento dell’affitto di locali che servono unicamente per qualche riunione all’anno.
  5. Per quanto riguarda i corsi di lingua e cultura italiana, il Congresso esprime la propria preoccupazione sullo stato della loro organizzazione nella circoscrizione consolare di Bruxelles conseguente, da un canto, alla riduzione del contributo ministeriale in parte imputabile alla riduzione dei capitoli di bilancio del ministero degli Esteri e, dall’altro canto, ancora più imputabile agli ormai ultradecennali tentennamenti del Coascit di Bruxelles a configurarsi e strutturarsi a tutti gli effetti in “ente gestore” capace di assumersi l’intera responsabilità dell’organizzazione dei corsi di lingua e cultura italiana, come del resto avviene da tre lustri negli altri Paesi.
    A questo riguardo il Congresso auspica che, come nel passato, tutte le “forze vive” della Comunità italiana della circoscrizione consolare di Bruxelles possano essere coinvolte a pieno titolo alla gestione del Coascit e all’organizzazione dei corsi.